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Sintesi.
     
Nel  corso  del Settecento in tutta l'Europa si verific una sensibile
crescita demografica, determinata da un nuovo rapporto tra mortalit e
natalit.  La  prima  cal  in  seguito alla  minore  incidenza  delle
pestilenze,  delle carestie e delle guerre, che nei secoli  precedenti
avevano  causato vere e proprie catastrofi demografiche.  L'incremento
delle   nascite   fu   originato   da   una   maggiore   nuzialit   e
dall'abbassamento dell'et del matrimonio. (Paragrafo 1) .
Per   soddisfare   le   accresciute  esigenze   alimentari   derivanti
dall'aumento  di  popolazione, l'agricoltura cerc di incrementare  la
produzione  attraverso  l'estensione  delle  terre  coltivate  e   con
l'intensificazione del lavoro contadino. In alcune limitate  aree  del
continente  europeo  si  cerc  anche  di  favorire  un  pi   elevato
rendimento dei terreni, adottando sistemi di rotazione delle  colture,
basati sulla introduzione delle piante foraggere, che consentissero di
non  lasciare  improduttivi  i terreni e  di  stabilire  una  positiva
interazione   tra  agricoltura  e  allevamento.  Tale  sistema   venne
applicato  su  larga  scala in Inghilterra, dove,  grazie  anche  alla
privatizzazione  delle terre comuni, si erano formate aziende  agrarie
vaste  e  compatte, gestite da imprenditori, proprietari o affittuari,
che utilizzavano manodopera salariata e destinavano

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tutta  la  produzione  al  mercato.  Questa  trasformazione  in  senso
capitalistico, insieme al contemporaneo perfezionamento degli attrezzi
e   ad   altre   innovazioni  che  fecero  crescere  la  produttivit,
rappresentano  gli  aspetti  tipici  di  quella  che  venne   definita
"rivoluzione   agricola".  Nel  resto  d'Europa  non  si  verificarono
mutamenti  altrettanto  rivoluzionari, ma l'agricoltura  si  trov  al
centro  dell'attenzione  di  studiosi,  scienziati  e  governanti,   e
l'agronomia conobbe uno sviluppo straordinario. (Paragrafo 2).
Contemporaneamente  e in collegamento con la rivoluzione  agricola  in
Inghilterra,    il    processo    di   trasformazione    dell'attivit
manifatturiera,  iniziato nei secoli precedenti, sub una  progressiva
accelerazione,  che port all'avvio della rivoluzione industriale.  Il
motore  di  mutamenti cos radicali fu l'espansione  della  domanda  e
dell'offerta, determinata da numerosi fattori. La crescita demografica
e  la diffusione del capitalismo nelle campagne facevano aumentare sia
la  disponibilit  di  manodopera che i  consumi,  e  quindi  anche  i
profitti;   ingenti   somme   da  destinare  all'attivit   produttiva
giungevano  inoltre  dai  ricchi  commerci  oceanici,  che   rendevano
possibile anche l'acquisizione di materie prime a basso costo. Potendo
contare  su  un  mercato in espansione e su un'ampia disponibilit  di
manodopera,   fonti  di  energia,  capitali  e  materie   prime,   gli
imprenditori  britannici iniziarono ad adottare sistemi  e  mezzi  per
incrementare la produttivit. Le prime novit vennero introdotte nelle
manifatture  di  cotone: l'impiego di macchine per le principali  fasi
della  lavorazione  innesc  una reazione  a  catena  che  port  alla
meccanizzazione dell'intero ciclo produttivo. (Paragrafo 3).
L'accresciuta  domanda  di ferro e di carbone, originata  dall'aumento
demografico,  dallo sviluppo dell'agricoltura e dalla  meccanizzazione
dell'industria   tessile,  determin  l'introduzione   di   importanti
innovazioni anche nell'industria mineraria e siderurgica. Per  drenare
l'acqua  dai  giacimenti  di carbone venne  impiegata  la  macchina  a
vapore;  questa venne usata anche negli altiforni, quando cominci  ad
essere  utilizzato  il coke per la fusione del minerale,  che  rendeva
necessaria   una   maggiore  quantit  di  aria  per   facilitare   la
combustione. Tra produzione di carbone e di ferro, industria meccanica
e   attivit  produttive  meccanizzate  si  instaur  una   serie   di
collegamenti,  basati sulla reciprocit della domanda e  dell'offerta,
che  innescarono un inarrestabile processo di sviluppo, al termine del
quale  l'Inghilterra  assunse  l'aspetto  di  paese  industrializzato.
(Paragrafo 4).
La  rivoluzione  industriale port alla formazione  di  una  borghesia
imprenditoriale,  che, essendo proprietaria dei mezzi  di  produzione,
era  in  grado  di  esercitare un controllo  assoluto  sulle  attivit
produttive.  I  lavoratori invece, diventati  operai  salariati,  cio
fornitori  di prestazioni lavorative in cambio di un salario,  vennero
ridotti  ad  una posizione di totale subalternit. Essi  cercarono  di
reagire  alle  dure condizioni cui erano sottoposti, con petizioni  al
parlamento e proteste pi o meno violente; le risposte dei  datori  di
lavoro  e  del governo furono quasi sempre negative e accompagnate  da
provvedimenti  repressivi. L'industrializzazione  determin  anche  lo
spostamento  della  popolazione  verso  i  centri  industriali,  dove,
attorno  alle fabbriche, cominciarono a formarsi squallidi  e  malsani
quartieri operai. (Paragrafo 5).
